Protesi Capillari | approfondimento su protesi parrucche ed accessori
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protesi capillari

Protesi capillari e accessori: approfondiamo.

Nella descrizione sintetica del pdf sulle protesi capillari, si accennava alla compilazione di una scheda tecnica effettuata da un professionista in caso di produzione su misura. Su di essa verranno riportati i seguenti criteri:

  • dati personali del cliente
  • la densità voluta
  • andrà allegata un colore di riferimento (mazzetta colori) o una ciocca del colore desiderato
  • indicata la lunghezze, tipo di ondulazione e origine del capello
  • indicato il vortice (rosa)
  • indicato il materiale gradito
  • la tecnica con la quale si desidera che venga realizzato

Protesi capillari e accessori: la lavorazione su misura basta una scheda?

E’ facilmente intuibile dal titolo che parlando di lavorazione su misura, non basterà evidentemente compilare solo una scheda tecnica, andranno infatti prelevate delle misure in cm o dei parametri come ad esempio un calco.

Le procedure sono note, tanto da non aver più segreti da qualche decennio ne al pubblico ne agli operatori.

  1. Il calco: la procedura standard prevede la presa del un calco della testa del richiedente, tramite gesso o materiali  similari plastici
  2. oppure semplicemente con pellicola per alimenti rafforzandola con un semplicissimo scotch o meglio ancora scotch in fibra di vetro.

Protesi capillari e parrucche: produzione e globalizzazione

Ogni artigiano o professionista è libero di richiedere la parcella che più ritiene opportuno, sta poi alla coscienza di chi opera e alla libertà di scelta di chi acquista, decidere se trovare un accordo e concludere positivamente o meno, la transazione.

Le produzioni delle protesi capillari e delle parrucche, ha subito in tutti i paesi occidentali, un enorme calo produttivo negli ultimi 20 anni a causa della competitività orientale e non, ad esempio Romania, Ucraina, Cina, Indonesia, Vietnam, Korea, etc. etc.

Fermo restando che i capelli utilizzati per far protesi o parrucche, hanno matrici estere, come i capelli caucasici, turchi, indiani, cinesi e via dicendo.

Quindi indipendentemente dal luogo di produzione, sappiamo che il capello ha quasi sicuramente un origine differente e questo vale anche per i materiali utilizzati. Da un semplice uncinetto per innestare i capelli alla base, fino ai materiali per assemblare le calotte. Giappone, Francia, Svizzera, Cina, Korea lo insegnano.

Effetto negativo? Sinonimo di scarsa qualità?

Apparentemente, per il modo di pensare tipicamente conservatore italiano, sembrerebbe un fattore negativo, ma la realtà è molto differente.

Tranne in alcune eccezioni, dove l’operato dei paesi emergenti a volte diventa un vero e proprio accanimento commerciale, la globalizzazione di oggi, diventa un fattore positivo per la crescita e sviluppo di un intero pianeta. Certe barriere o pregiudizi non hanno più modo di esistere.

Come spiegavamo i costi di mano d’opera in oriente sono, (ma lo erano fino a un po’ di tempo fa), decisamente più bassi e convenienti rispetto a quelli interni. Questo ha consentito ad aziende orientali di prendere il monopolio assoluto del settore, così come accade per molte altre altre categorie.

Girovagando sul web,abbiamo preso in considerazione uno dei moltissimi redazionali che appaiono su internet, alleghiamo il link per una scorrevole lettura: (http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/23/la-moda-italiana-e-sempre-piu-made-in-china/22921/)

Se i prodotti fossero scadenti, non si spiegherebbe perché le più alte griffe del settore di parrucche ed affini si rivolgano ad esse.

Non parliamo di chiunque ma dei tedeschi della Ellen Wille o Gisela Mayer , dei francesi di NJ o della potentissima casa americana gestita da Napolitano azienda Hairuwear, dove la madrina è della collezione è madame Raquel Welch.

Ciò consente agli operatori di poter fornire alla propria clientela prodotti di qualità a prezzi contenuti.

Quasi tutte le collezioni hanno certificazioni CE, le quali consentono poi la detrazione fiscale, qualora fosse accertata la patologia, in altri casi è prevista semplicemente l’ottenimento del nulla osta sanitario tramite il certificato di fumigazione (capelli naturali).

Protesi capillari: gli Adesivi

Sul manuale, vengono descritti molti di essi, ne esistono anche altri  non menzionati, un po’ per sintesi e soprattutto perché  preferiti l’ampia diffusione mondiale.

I prodotti e le descrizioni sono stati riportati secondo i concetti resi pubblici dalle case madri o dai distributori degli stessi.

Gli adesivi della Walker tape (U.S.A.) sono facilmente visibili ad esempio sui siti italiani,tedeschi, americani, inglesi e francesi.

Gli adesivi in genere, come spesso spiegato in altri paragrafi, possono provocare irritazioni o fenomeni di sensibilità soprattutto quando gli usi sono prolungati nel tempo. Quindi suggeriamo come sempre fatto, cautela nell’uso, fasi igieniche frequenti e di non esagerare con tempi di utilizzo.

Uno dei prodotti più apprezzati dai centri è l’idrobenda.

Riportiamo in toto la descrizione della casa che distribuisce in Italia il prodotto per chiarire meglio il concetto:

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La parrucca totale mono lace e i capelli vergini.

Uno dei motivi fondamentali per cui Farcaphair ha introdotto la monolace, e  perché crede in una maggiore traspirazione della base rispetto ad altre tecniche, soprattutto non obbliga all’uso di adesivi o collanti. Abbiamo scelto spessori minimi buona adesione e comodità.

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I capelli vergini europei non trattati.

Per evitare di far confusione, va detto che esiste una sostanziale differenza tra un capello e l’altro.

Quando si parla di capelli non trattati, significa che non hanno subito modifiche al colore, come ad esempio accade a quelli orientali.

Se si desidera e un capello biondo, va da se che di origine indiana o cinese originali di quel colore non ve ne siano. Per questo motivo il capelli viene processato.

Molti capelli orientali sono decuticolati, mentre quelli “definiti”non trattati, non necessitano di desquamazione, poiché le squame del capello sono rivolte tutte in un unica direzione.

In qualche caso e per pochissimi cm, questo procedimento viene utilizzato anche per quelli vergini, ma solo nel risvolto del capello (ritorno della radice) questa decuticolazione tutto sommato è influente,  spesso non serve nemmeno ad utilizzarla poiché si usa tagliar via il risvolto.

I capelli “vergini non trattati” se vogliamo cercare un cavillo, subiscono effettivamente ugualmente dei trattamenti, ma sono indispensabili per la sterilizzazione degli stessi e perché lo richiede la legge. Definito certificato di fumigazione o certificato d’origine, ossia è il certificato sterilizzazione.